La normativa sul lavoro agile e i quesiti in materia di sicurezza sul lavoro

La normativa sul lavoro agile e i quesiti in materia di sicurezza sul lavoro

Marzo 31, 2020

Quello che sappiamo sullo Smart Working a livello normativo è dichiarato nella Legge del 22 maggio 2017 n.81, all’interno del quale vengono definite le caratteristiche del rapporto in regime di Smart Working.
Il testo di legge offre un quadro normativo di riferimento per il lavoro smart anche se si presenta come una “soft regulation” in quanto rimanda alla libera contrattazione tra aziende e dipendenti quasi tutti gli aspetti operativi, come per esempio quanti giorni alla settimana si può lavorare da remoto, gli orari, la durata, gli strumenti di lavoro e così via.
In Italia, l’utilizzo dello Smart Working risulta ancora poco diffuso, a differenza del resto d’Europa. Secondo dati Eurostat del 2018, l’11,6% dei lavoratori europei praticava Smart Working, a differenza dell’Italia dove la quota degli smart workers di fermava al 2%. Il confronto con altri paesi europei è piuttosto sconfortante se si pensa a paesi come la Svezia dove la percentuale degli smart workers risulta del 31%, o del Regno Unito (20,2 %) o della Francia (16,6%); tenendo conto che in Italia, i lavoratori dipendenti che potrebbero svolgere l’attività in regime di smart working, stabilmente o occasionalmente, sono circa 8 milioni.
In un’intervista a Il Sole 24 ore il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, sottolinea come “Il lavoro agile rappresenta un vero e proprio modello organizzativo per le aziende e necessita di strumenti gestionali diversi da quelli ordinari o emergenziali. Se da un lato sono evidenti i benefici per il dipendente che lavora da casa in termini di conciliazione vita privata e lavoro, dall’altro lato, l’adozione di questo modello implica da parte delle aziende uno sforzo organizzativo rilevante in termini d’investimento tecnologico: revisione dei processi di lavoro, formazione e valutazione dei dipendenti e soprattutto il superamento delle naturali diffidenze che possono sussistere da parte del management e degli stessi lavoratori”. De Luca conclude dicendo “ben vengano, dunque, in questo frangente provvedimenti d’urgenza volti a favorire il lavoro agile, ma è assolutamente necessario implementare questa modalità lavorativa con interventi più strutturali e mirati, volti ad incentivarne l’utilizzo e a risolvere alcune ambiguità normative, come quelle legate al tema della sicurezza, che ancora ne ostacolano la diffusione*.”
Un tema importante resta quello della salute e della sicurezza. Sono state previste alcune misure specifiche anche se non mancano le zone di incertezza. Il Datore di lavoro deve consegnare al dipendente e al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), con cadenza almeno annuale, un’informativa sui rischi generali e specifici connessi alla modalità di lavoro, e il dipendente deve cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore.
Tuttavia, esistono alcuni dubbi inerenti a questo tipo di modalità di lavoro, basta pensare alla tematica degli infortuni sul luogo di lavoro. Ad esempio, secondo gli esperti della materia, resta da chiarire se e quando il lavoratore in smart working debba essere risarcito se subisce un infortunio nello svolgimento delle sue mansioni ma in uno spazio non concordato (esempio classico, lavoro al pc o allo smartphone al bar oppure al parco). È molto probabile quindi che si andrà incontro a una fase di sperimentazione in cui troveranno spazi accordi per la copertura assicurativa sottoscritti tra le parti.


*Articolo di Giorgio Pogliotti “Gap con l’Europa colmabile solo con la rivoluzione organizzativa” de Il Sole 24 Ore, inserto “Smart Working” del 28/03/2020

Smart Working: Differenza tra lavoro agile e telelavoro

Smart Working: Differenza tra lavoro agile e telelavoro

Marzo 30, 2020

Lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di lavoro effettuata dai lavoratori dipendenti, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici, sia all’interno dei locali dell’impresa sia al di fuori dei locali della stessa, senza una postazione fissa e senza vincoli di orario. Questo tipo di modalità è regolamentata dalla Legge del 22 maggio 2017 n.81.

Il Telelavoro viene invece definito dall’Art.1 dell’Accordo Interconfederale del 2004 come “forma di organizzazione e/o di svolgimento del lavoro che si avvale delle tecnologie dell’informazione nell’ambito di un contratto o di un rapporto di lavoro, in cui l’attività lavorativa, che potrebbe anche essere svolta nei locali dell’impresa, viene regolarmente svolta al di fuori dei locali della stessa”.

 

Più propriamente, possiamo definire lo Smart Working come l’evoluzione del Telelavoro, poiché a differenza del secondo, non necessita di una postazione predeterminata dove svolgere la propria attività e di conseguenza il lavoratore agile può comodamente lavorare nella propria abitazione, oppure in un coffee bar o al parco. Inoltre, non presenta vincoli di orario e non necessita di un’ispezione del Datore di Lavoro per verificare il regolare svolgimento dell’attività lavorativa, tutti limiti imposti invece dal Telelavoro.

 

Il fine ultimo dello Smart Working è quello di guardare al profitto del prodotto, inteso come raggiungimento dell’obiettivo posto all’inizio dell’attività e per garantire questo si libera il lavoratore da tutti quei vincoli, logistici e organizzativi, previsti dal lavoro svolto in azienda e dal Telelavoro.

Vademecum per l’utilizzo delle mascherine

Vademecum per l’utilizzo delle mascherine

Marzo 26, 2020

In questa fase è facile imbattersi in qualche informazione sbagliata riguardo all’utilizzo dei D.P.I., come ad esempio per le mascherine. Condividiamo, quindi, il ”Vademecum per l’utilizzo delle mascherine” predisposto da un’agenzia formativa accreditata dalla Regione Piemonte, che contiene informazioni attendibili sull’utilizzo e su come sfruttare al meglio le citate mascherine.

Per scaricare l’opuscolo

Differenze tra pulizia, disinfezione e sanificazione

Differenze tra pulizia, disinfezione e sanificazione

Marzo 25, 2020

Per evitare l’esposizione agli agenti biologici, come citato nell’Art. 272 Comma 2 Lettera E del D.lgs 81/08, il datore di lavoro adotta misure igieniche per prevenire e ridurre al minimo la propagazione accidentale di un agente biologico al di fuori del luogo di lavoro.

In tal senso è utile spiegare la differenza che c’è tra pulizia, disinfezione e sanificazione. Il Decreto n.274/1997 definisce:

  • Pulizia: attività che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rimuovere polveri, materiale indesiderato o sporcizia da superfici, oggetti, ambienti confinati e aree di pertinenza;

  • Disinfezione: attività che riguardano il complesso dei procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti confinati e aree di pertinenza mediante la distruzione o inattivazione di microrganismi patogeni;

  • Sanificazione: attività che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o disinfezione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore.

Ogni superficie deve essere pulita dal punto di vista:

  • Fisico: assenza di sporco visibile

  • Chimico: assenza di residui di prodotti usati per la pulizia stessa

  • Microbiologico: riduzione a livello accettabile di numero e tipo di microrganismo, eliminazione completa di organismi patogeni

Di conseguenza un’accurata strategia di sanificazione deve prevedere una prima fase di detersione, nella quale avviene la rimozione dello sporco, e una seconda fase di disinfezione, nella quale vengono distrutti i microrganismi patogeni. La disinfezione sarà tanto più efficace quanto più accurata sarà la detersione.

Ecco quindi che possiamo illustrare una sintesi di un Protocollo di Sanificazione Ambientale:

  1. Prelavaggio: Rimozione dello sporco più evidente con azione meccanica (getti d’acqua <60 °C, spazzole, ecc.)

  2. Detersione: Rimozione dello sporco persistente con detergente e acqua calda (60-80 °C)

  3. Risciacquo intermedio: Allontanamento, con acqua fredda, del detergente e dello sporco

  4. Disinfezione: Mediante l’uso di un agente disinfettante, vengono eliminati i microrganismi patogeni e ridotta la carica microbica;

  5. Risciacquo finale: Acqua per eliminare ogni traccia di disinfettante

DPCM 22 marzo: le attività operative

DPCM 22 marzo: le attività operative

Marzo 24, 2020

In seguito al DPCM del 22 marzo 2020 (vedi news del 23/03/2020) sono state pubblicate le attività, con riferimento al codice ATECO 2007, che sono state ritenute essenziali per la comunità.

Il codice ATECO è una combinazione alfanumerica che identifica un’attività economica (per l’appunto è l’acronimo di ATtività ECOnomica).

Il Decreto autorizza quindi le attività che erogano i servizi di pubblica utilità o servizi essenziali; restano quindi operative, ad esempio, le attività della filiera alimentare (bevande e cibo), quella dei dispositivi medico-sanitari e dei prodotti farmaceutici. Restano inoltre aperte le attività funzionali a garantire la continuità delle filiere autorizzate, previa comunicazione del Prefetto di provincia ove l’attività è ubicata.

Resta infine da capire, in riferimento ad alcune ordinanze Regionali (vedi Ordinanza Regione Lombardia n.514 del 21/03/2020), quali disposizioni seguire; ne sono un esempio le attività degli Studi professionali, le quali non risultano escluse dall’Allegato 1 del suddetto Decreto, quindi di fatto operative, diversamente da quanto indicato nel Punto 11 dell’Ordinanza di Regione Lombardia che prevede “la chiusura delle attività degli studi professionali salvo quelle relative ai servizi indifferibili ed urgenti o sottoposti a termini di scadenza”.

È noto che ove previsto, deve essere attuato il lavoro da remoto (Smart Working). In caso contrario, le attività che necessitano di personale, in sede operativa, sono quelle considerate più essenziali o comunque funzionali alle attività predette.

Decreto del Presidente del Consiglio 22 marzo 2020

Decreto del Presidente del Consiglio 22 marzo 2020

Marzo 23, 2020

Con il Decreto del Presidente del Consiglio del 22 Marzo 2020, sono state adottate ulteriori misure restrittive in tutto il territorio Nazionale in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Di seguito ecco alcune delle misure adottate:

  • Sono sospese tutte le attività, ad eccezione di quelle presenti nell’Allegato 1. Le attività sospese possono comunque proseguite se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile;

  • Restano sempre consentite anche le attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all’Allegato 1;

  • È sempre consentita l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonché di prodotti agricoli e alimentari;

  • Sono consentite le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, previa comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti;

Le imprese le cui attività non sono sospese rispettano i contenuti del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 14 Marzo 2020 fra il Governo e le parti sociali.

Per l’elenco delle Attività dell’Allegato 1 cliccate qui

 

Sintesi del Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del Coronavirus negli ambienti di lavoro​

Sintesi del Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del Coronavirus negli ambienti di lavoro​

Marzo 19, 2020

Abbiamo riassunto in 13 punti essenziali il protocollo condiviso di regolamentazione sottoscritto il 14 marzo scorso. L’obiettivo del presente protocollo è quello di fornire indicazioni operative finalizzate a incrementare, negli ambienti di lavoro non sanitari, l’efficacia delle misure precauzionali di contenimento adottate per contrastare l’epidemia di COVID-19. Si stabilisce che le imprese adottino il presente protocollo di regolamentazione all’interno dei propri luoghi di lavoro, applicando le ulteriori misure di precauzione elencate qui di seguito:

Smart working: i consigli per tutelare la tua salute e sicurezza

Smart working: i consigli per tutelare la tua salute e sicurezza

Marzo 18, 2020

Con le misure restrittive imposte dal Decreto del Presidente del Consiglio dell’11 marzo 2020, laddove possibile, deve essere attuato il massimo utilizzo di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o a distanza. Dello Smart Working e dei suoi benefici ne abbiamo parlato nella nostra News del 3 Marzo; e se non l’avete ancora fatto, vi invito a leggerla per capire i benefici che si possono raggiungere con questa modalità di lavoro.

Con questa News, vogliamo illustrarvi quali sono i requisiti delle postazioni di lavoro e gli accorgimenti che non dovrebbero essere trascurati, anche se si tratta di lavorare da casa.

Il D. Lgs 81/08, all’interno del Titolo VII, definisce quelle che sono le diposizioni generali e gli obblighi del Datore di Lavoro in merito alle attrezzature munite di videoterminali.

L’Art.173 del D. Lgs 81/08 definisce:

  • videoterminale: uno schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal procedimento di visualizzazione utilizzato;

  • posto di lavoro: l’insieme che comprende le attrezzature munite di videoterminale, eventualmente con tastiera ovvero altro sistema di immissione dati, incluso il mouse, il software per l’interfaccia uomo-macchina, gli accessori opzionali, le apparecchiature connesse, comprendenti l’unità a dischi, il telefono, il modem, la stampante, il supporto per i documenti, la sedia, il piano di lavoro, nonché l’ambiente di lavoro immediatamente circostante;

  • lavoratore: il lavoratore che utilizza un’attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per venti ore settimanali;

Quanto ai requisiti presenti nell’Allegato XXXIV del D. Lgs 81/08, si fa presente che:

  • lo schermo deve essere posizionato di fronte all’operatore, in maniera che, anche agendo su eventuali meccanismi di regolazione, la parte inferiore dello schermo sia posta più in basso rispetto all’orizzontale che passa per gli occhi dell’operatore e a una distanza dagli occhi pari a circa 50-70 cm. Inoltre, non devono essere presenti riverberi o riflessi tali da creare disturbi all’operatore;

  • la tastiera deve essere separata dallo schermo e facilmente regolabile e dotata di meccanismo di variazione della pendenza per consentire al lavoratore di assumere una posizione confortevole, tale da non provocare l’affaticamento delle braccia e delle mani. Il mouse o qualsiasi dispositivo di puntamento in dotazione alla postazione di lavoro deve essere posto sullo stesso piano della tastiera, in posizione facilmente raggiungibile, questo per evitare complicanze patologiche agli arti superiori (come ad esempio, infiammazione del tunnel carpale);

  • il piano di lavoro deve essere stabile, non riflettente e di dimensioni sufficienti tali da permettere una disposizione dello schermo, della tastiera, dei documenti e del materiale accessorio. L’altezza deve essere compresa indicativamente tra 70 e 80 cm, e lo spazio inferiore deve permettere l’alloggiamento e il movimento degli arti inferiori, nonché l’ingresso del sedile e dei braccioli se presenti;

  • il sedile di lavoro deve essere stabile e permettere al lavoratore la libertà nei movimenti, nonché una posizione comoda. Il sedile deve avere altezza regolabile in maniera indipendente dallo schienale e dimensioni della seduta adeguate alle caratteristiche fisionomiche dell’utilizzatore. Lo schienale deve fornire un adeguato supporto alla regione dorso-lombare dell’utente; mentre il sedile dovrà essere dotato di un meccanismo girevole per facilitare i cambi di posizione.

Inoltre, si ricorda l’importanza della pausa dal videoterminale (bastano 15 minuti ogni 2 ore di attività) e in via preventiva, sono consigliati alcuni esercizi di stretching utili per rilassare le parti del corpo contratte dopo un tempo di attività prolungato (come ad esempio distensione del collo, delle gambe e della colonna vertebrale).

Noi di Studio Lomag offriamo un supporto informativo completo al Datore di Lavoro e ai lavoratori inviando a tutti i clienti l’Informativa sulla salute e sicurezza nel lavoro agile, un documento che definisce quali sono i comportamenti generali richiesti allo Smart Worker, oltre alle indicazioni di utilizzo sicuro delle attrezzature/dispositivi di lavoro, indicazioni relative a requisiti e corretto utilizzo di impianti elettrici e informativa relativa al rischio incendi per il Lavoro “Agile”.

Comunicato stampa C.D.M. 16 marzo 2020

Comunicato stampa C.D.M. 16 marzo 2020

Marzo 17, 2020

Il decreto-legge emanato lunedì 16 marzo 2020, con il nome di “Cura Italia” interviene con provvedimenti su quattro fronti principali e altre misure settoriali tra cui il sostegno all’occupazione e ai lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito, come anche per il supporto al credito per famiglie e micro, PMI, tramite il sistema bancario e l’utilizzo del fondo centrale di garanzia.

Qui sotto potrai scaricare il comunicato stampa completo

Regolamentazione misure per contrasto e contenimento COVID-19 negli ambienti di lavoro

Regolamentazione misure per contrasto e contenimento COVID-19 negli ambienti di lavoro

Marzo 14, 2020

Oggi sabato 14 marzo 2020, è stato sottoscritto il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro”. Il documento contiene le linee guide per agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio.
Per leggerlo clicca qui sotto