Rischio stress – lavoro correlato

Rischio stress – lavoro correlato

Luglio 29, 2020

Secondo l’Accordo Europeo sullo stress da lavoro correlato del 2004, lo stress è “una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale, ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro”*.

Di conseguenza il superamento di una certa soglia di stress può comportare dei disturbi al soggetto interessato.

I FATTORI

I fattori che possono causare stress, i cosiddetti fattori stressogeni, possono essere:

  • Eventuale inadeguatezza nella gestione dell’organizzazione e dei processi di lavoro

disciplina orario lavoro, grado di autonomia, corrispondenza tra competenze dei lavoratori e requisiti professionali richiesti, carichi di lavoro;

  • Condizioni di lavoro ambientali

sottoposizione a comportamenti illeciti, rumore, vibrazioni calore, sostanze o agenti pericolosi, incertezza sule prospettive di impiego o sui possibili cambiamenti;

  • Comunicazione

incertezza in ordine alle prestazioni richieste, incertezza sulle direttive, assenza di leadership, leadership troppo forte;

  • Fattori soggettivi

tensione emotiva e sociale, sensazioni di non poter far fronte alla situazione, percezione di mancanza o eccesso di attenzione nei propri confronti.

I DANNI

I danni che può causare lo stress possono essere a livello:

  • Comportamentale: irrequietezza, insicurezza, isolamento, difficoltà relazionali, aumento degli errori e degli infortuni, abuso di alcol, uso di stupefacenti, uso di sostanze dopanti.
  • Livello psicologico: nervosismo, irritabilità, difficoltà di concentrazione, ansia, stati depressivi, cattivo umore, pessimismo.
  • Livello somatico: cefalea, stanchezza, disturbi del sonno, disturbi respiratori, disturbi gastrointestinali, disturbi dermatologici, disturbi cardiocircolatori.

 

Considerare il problema dello stress sul lavoro può voler dire una maggiore efficienza e un deciso miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, con conseguenti benefici economici e sociali per le aziende, i lavoratori e la società nel suo insieme.

*Accordo europeo dell´8 ottobre 2004 ACCORDO EUROPEO SULLO STRESS SUL LAVORO (8/10/2004)

I risultati della nostra indagine sociale

I risultati della nostra indagine sociale

Luglio 24, 2020

Per la Festa dei Lavoratori abbiamo presentato un’indagine sociale, durata fino al 21 maggio, con lo scopo di capire il livello di sensibilità dei partecipanti nei confronti della Salute e Sicurezza sul Lavoro (SSL).
Hanno dato il loro contributo 60 lavoratori italiani, i quali sono stati sottoposti a differenti tipi di domande sulla loro conoscenza della normativa per la SSL, sulla loro percezione ed esposizione ai rischi professionali e, infine, sulle loro condizioni psicofisiche durante l’attività lavorativa.

I risultati ottenuti sono stati analizzati e pubblicati sul nostro sito.

Analizzando i dati ottenuti dal sondaggio, abbiamo riscontrato due problematiche comuni tra i lavoratori/partecipanti:

  1. La maggior parte di loro afferma che la propria azienda non li informa sulle misure di prevenzione e protezione adottate.
  2. Le poche informazioni fornite dall’azienda non sono ritenute sufficientemente adeguate.

L’art. 36 del D. Lgs. 81/08 afferma che il Datore di Lavoro è l’incaricato a provvedere alla formazione e informazione adeguata di ciascun lavoratore. Questo, è tenuto a comunicare i rischi relativi alla salute e sicurezza sul lavoro connessi all’attività dell’impresa e alla mansione svolta dal dipendente. Inoltre, il DL deve provvedere a un’adeguata informazione sulle attività e misure di protezione e prevenzione aziendali.

Un’ottima soluzione per accrescere la percezione e la conoscenza dei rischi sul luogo di lavoro rimane la formazione per la SSL a tutti i lavoratori. Secondo l’art.37 del D. Lgs. 81/08, difatti il Datore di Lavoro, “deve assicurare a ciascun lavoratore una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza in azienda, con particolare riferimento ai concetti di rischio, danno, protezione, prevenzione…”.

Ordinanza di Regione Lombardia del 14 luglio 2020

Ordinanza di Regione Lombardia del 14 luglio 2020

Luglio 15, 2020

E’ stata firmata un’Ordinanza di Regione Lombardia n.580, entrata in vigore il 14 luglio, avrà validità fino al 31 luglio..

Quest’ultimo provvedimento, proroga le disposizioni sottoscritte nelle ultime Ordinanze e nei D.P.C.M. emanati, inoltre, revisiona e modifica l’obbligo di usare le mascherine nei luoghi al chiuso, accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto. L’obbligo di indossare le mascherine si applica anche all’aperto, in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire il corretto distanziamento sociale di un metro tra soggetti che non siano conviventi o membri dello stesso gruppo familiare. 
 
Per le attività professionali non si hanno delle novità sostanziali. Rimangono quindi attive le misure sottoscritte nell’Ordinanza 573 del 29 giugno di Regione Lombardia.
 

Il rapporto tra il Datore di lavoro e RSPP

Il rapporto tra il Datore di lavoro e RSPP

Luglio 8, 2020
Le due figure del Datore di Lavoro e del Responsabile dei Servizio di Prevenzione e Protezione sono chiamate a cooperare strategicamente. La collaborazione fra i due è motivata dal grado di complessità tecnica degli adempimenti come la redazione del Documento di Valutazione dei Rischi. Il RSPP designato ha responsabilità consultiva, imputabile ogni qualvolta adotti un comportamento di imperizia, negligenza, imprudenza o inosservanze di leggi e discipline, inducendo così il datore di lavoro ad omettere l’adozione di una doverosa misura prevenzionistica. Nonostante questo, il D. Lgs. 81/08 ci ricorda che “non è prevista una sanzione penale specifica per il RSPP”. Dunque, il profilo di responsabilità (penale) fa capo esclusivamente al Datore di Lavoro, il quale per legge deve nominare il RSPP, indipendentemente che questo ruolo sia svolto da un Ente esterno, da un collaboratore interno o dal DDL stesso. Questo non vuol dire che in caso di infortunio sul lavoro, il RSPP non possa essere chiamato a rispondere penalmente e civilmente.  Difatti quest’ultimo non può considerarsi esonerato totalmente da un’eventuale responsabilità per colpa professionale. La figura del RSPP “risponde, assieme al Datore di Lavoro, per il verificarsi di un infortunio ogni qual volta questo sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare al DDL

(Cass. Pen. Sez. IV 27.01.2011 N. 2814).

Il ruolo del Medico competente nel rientro dopo la malattia del lavoratore

Il ruolo del Medico competente nel rientro dopo la malattia del lavoratore

Luglio 2, 2020

Normalmente la visita medica da parte del medico competente aziendale per accertamento dello stato di salute di un lavoratore malato parte dopo 60 giorni continuativi di malattia, in modo da poter accertare lo stato di salute del dipendente e la compatibilità con la mansione svolta. Dopo meno di 60 giorni di malattia invece, basta richiedere una richiesta scritta di visita medica al medico competente come descritto da art. 41 comma 2 c) del D.Lgs. 81/08.

Il lavoratore positivo ricoverato in ospedale, quando viene dimesso riceve indicazioni dall’ospedale di mantenere la quarantena e di non rientrare al lavoro fino a quando il controllo del tampone non risulti negativo. Il lavoro considerato contatto stretto che termina il periodo di isolamento domiciliare senza sintomi può essere riammesso al lavoro senza ulteriori controlli.

Il soggetto che ha manifestato sintomi, ma che non ha effettuato il primo tampone per impossibilità a recarsi in ospedale per condizioni cliniche o altra motivazione, effettua comunque un tampone di controllo prima del rientro, le procedure successive si basano sugli esiti del controllo.

Esito positivo:

  • prosegue la quarantena
  • ripete il tampone ogni 7 giorni finché non risulterà negativo (conferma di due tamponi negativi a distanza di 24h)

Esito negativo:

  • ripete il tampone dopo 24 ore
  • se confermato il tampone negativo può rientrare in servizio

L’autorizzazione al rientro viene fornita nel caso specifico dal medico competente utilizzando apposita modulistica rilasciata al dipendente.

Fonte: Fondazione Irccs <<Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano>> – <>

Fonte: Ambiente&Sicurezza n.06 giugno 2020 pg. 40-41