Torniamo a scuola in sicurezza!

Torniamo a scuola in sicurezza!

Agosto 26, 2020

SCOPRI IL NOSTRO WEBINAR PER IL RIENTRO A SCUOLA IN SICUREZZA

Manca poco all’apertura del nuovo anno scolastico, forse uno dei più particolari a causa del difficile periodo che tutti stiamo vivendo. Come è ben risaputo, tutti gli istituti dovranno adottare gli specifici protocolli di sicurezza da normativa e dei comportamenti adeguati per la prevenzione del rischio di contagio da COVID-19.

Abbiamo creato e organizzato un nuovo servizio, un CICLO DI WEBINAR dedicato al sostegno dei dirigenti, degli insegnanti e degli ausiliari scolastici, che illustrerà le principali procedure e misure di sicurezza utili alla protezione e prevenzione da contagio.

Gli incontri saranno erogati in aula virtuale attraverso la piattaforma Zoom.

Per ulteriori info contattateci al numero 02/90429802 o scriveteci a info@lomag.it

La corretta conservazione degli alimenti

La corretta conservazione degli alimenti

Agosto 5, 2020

I prodotti surgelati sono soggetti ad un processo di surgelamento specifico per la loro conservazione. Questi metodi devono essere rispettati anche durante il trasporto degli stessi prodotti, con i mezzi e le tecniche adeguate per preservarne le qualità. È proprio qui che entra in gioco la  catena del freddo.

La catena del freddo indica il mantenimento della temperatura dei prodotti surgelati, in questo caso degli alimenti, partendo dalla loro fase di produzione, arrivando al trasporto e finendo al bancone di vendita alimentare.  Questi prodotti necessitano di una temperatura costante, poiché, alla rottura della catena del freddo, infatti si potrebbero intaccare le qualità organolettiche e provocare il deterioramento degli stessi alimenti.

Ogni alimento ha una propria temperatura di conservazione. Solitamente i surgelati dovrebbero essere mantenuti a una temperatura di -18 °C. Più specificatamente, la carne dovrebbe essere conservata in ambienti aventi temperatura di 2/6 °C (al massimo 8 °C durante i trasporti brevi), per quanto riguarda la frutta, verdura e le uova la temperatura ideale di conservazione è quella di 4/8 °C.

Contattateci per ulteriori informazioni sul tema della conservazione alimentare e di altre specifiche per i sistemi di HACCP.

Rischio stress – lavoro correlato

Rischio stress – lavoro correlato

Luglio 29, 2020

Secondo l’Accordo Europeo sullo stress da lavoro correlato del 2004, lo stress è “una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale, ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro”*.

Di conseguenza il superamento di una certa soglia di stress può comportare dei disturbi al soggetto interessato.

I FATTORI

I fattori che possono causare stress, i cosiddetti fattori stressogeni, possono essere:

  • Eventuale inadeguatezza nella gestione dell’organizzazione e dei processi di lavoro

disciplina orario lavoro, grado di autonomia, corrispondenza tra competenze dei lavoratori e requisiti professionali richiesti, carichi di lavoro;

  • Condizioni di lavoro ambientali

sottoposizione a comportamenti illeciti, rumore, vibrazioni calore, sostanze o agenti pericolosi, incertezza sule prospettive di impiego o sui possibili cambiamenti;

  • Comunicazione

incertezza in ordine alle prestazioni richieste, incertezza sulle direttive, assenza di leadership, leadership troppo forte;

  • Fattori soggettivi

tensione emotiva e sociale, sensazioni di non poter far fronte alla situazione, percezione di mancanza o eccesso di attenzione nei propri confronti.

I DANNI

I danni che può causare lo stress possono essere a livello:

  • Comportamentale: irrequietezza, insicurezza, isolamento, difficoltà relazionali, aumento degli errori e degli infortuni, abuso di alcol, uso di stupefacenti, uso di sostanze dopanti.
  • Livello psicologico: nervosismo, irritabilità, difficoltà di concentrazione, ansia, stati depressivi, cattivo umore, pessimismo.
  • Livello somatico: cefalea, stanchezza, disturbi del sonno, disturbi respiratori, disturbi gastrointestinali, disturbi dermatologici, disturbi cardiocircolatori.

 

Considerare il problema dello stress sul lavoro può voler dire una maggiore efficienza e un deciso miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, con conseguenti benefici economici e sociali per le aziende, i lavoratori e la società nel suo insieme.

*Accordo europeo dell´8 ottobre 2004 ACCORDO EUROPEO SULLO STRESS SUL LAVORO (8/10/2004)

I risultati della nostra indagine sociale

I risultati della nostra indagine sociale

Luglio 24, 2020

Per la Festa dei Lavoratori abbiamo presentato un’indagine sociale, durata fino al 21 maggio, con lo scopo di capire il livello di sensibilità dei partecipanti nei confronti della Salute e Sicurezza sul Lavoro (SSL).
Hanno dato il loro contributo 60 lavoratori italiani, i quali sono stati sottoposti a differenti tipi di domande sulla loro conoscenza della normativa per la SSL, sulla loro percezione ed esposizione ai rischi professionali e, infine, sulle loro condizioni psicofisiche durante l’attività lavorativa.

I risultati ottenuti sono stati analizzati e pubblicati sul nostro sito.

Analizzando i dati ottenuti dal sondaggio, abbiamo riscontrato due problematiche comuni tra i lavoratori/partecipanti:

  1. La maggior parte di loro afferma che la propria azienda non li informa sulle misure di prevenzione e protezione adottate.
  2. Le poche informazioni fornite dall’azienda non sono ritenute sufficientemente adeguate.

L’art. 36 del D. Lgs. 81/08 afferma che il Datore di Lavoro è l’incaricato a provvedere alla formazione e informazione adeguata di ciascun lavoratore. Questo, è tenuto a comunicare i rischi relativi alla salute e sicurezza sul lavoro connessi all’attività dell’impresa e alla mansione svolta dal dipendente. Inoltre, il DL deve provvedere a un’adeguata informazione sulle attività e misure di protezione e prevenzione aziendali.

Un’ottima soluzione per accrescere la percezione e la conoscenza dei rischi sul luogo di lavoro rimane la formazione per la SSL a tutti i lavoratori. Secondo l’art.37 del D. Lgs. 81/08, difatti il Datore di Lavoro, “deve assicurare a ciascun lavoratore una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza in azienda, con particolare riferimento ai concetti di rischio, danno, protezione, prevenzione…”.

Il rapporto tra il Datore di lavoro e RSPP

Il rapporto tra il Datore di lavoro e RSPP

Luglio 8, 2020
Le due figure del Datore di Lavoro e del Responsabile dei Servizio di Prevenzione e Protezione sono chiamate a cooperare strategicamente. La collaborazione fra i due è motivata dal grado di complessità tecnica degli adempimenti come la redazione del Documento di Valutazione dei Rischi. Il RSPP designato ha responsabilità consultiva, imputabile ogni qualvolta adotti un comportamento di imperizia, negligenza, imprudenza o inosservanze di leggi e discipline, inducendo così il datore di lavoro ad omettere l’adozione di una doverosa misura prevenzionistica. Nonostante questo, il D. Lgs. 81/08 ci ricorda che “non è prevista una sanzione penale specifica per il RSPP”. Dunque, il profilo di responsabilità (penale) fa capo esclusivamente al Datore di Lavoro, il quale per legge deve nominare il RSPP, indipendentemente che questo ruolo sia svolto da un Ente esterno, da un collaboratore interno o dal DDL stesso. Questo non vuol dire che in caso di infortunio sul lavoro, il RSPP non possa essere chiamato a rispondere penalmente e civilmente.  Difatti quest’ultimo non può considerarsi esonerato totalmente da un’eventuale responsabilità per colpa professionale. La figura del RSPP “risponde, assieme al Datore di Lavoro, per il verificarsi di un infortunio ogni qual volta questo sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare al DDL

(Cass. Pen. Sez. IV 27.01.2011 N. 2814).

Il ruolo del Medico competente nel rientro dopo la malattia del lavoratore

Il ruolo del Medico competente nel rientro dopo la malattia del lavoratore

Luglio 2, 2020

Normalmente la visita medica da parte del medico competente aziendale per accertamento dello stato di salute di un lavoratore malato parte dopo 60 giorni continuativi di malattia, in modo da poter accertare lo stato di salute del dipendente e la compatibilità con la mansione svolta. Dopo meno di 60 giorni di malattia invece, basta richiedere una richiesta scritta di visita medica al medico competente come descritto da art. 41 comma 2 c) del D.Lgs. 81/08.

Il lavoratore positivo ricoverato in ospedale, quando viene dimesso riceve indicazioni dall’ospedale di mantenere la quarantena e di non rientrare al lavoro fino a quando il controllo del tampone non risulti negativo. Il lavoro considerato contatto stretto che termina il periodo di isolamento domiciliare senza sintomi può essere riammesso al lavoro senza ulteriori controlli.

Il soggetto che ha manifestato sintomi, ma che non ha effettuato il primo tampone per impossibilità a recarsi in ospedale per condizioni cliniche o altra motivazione, effettua comunque un tampone di controllo prima del rientro, le procedure successive si basano sugli esiti del controllo.

Esito positivo:

  • prosegue la quarantena
  • ripete il tampone ogni 7 giorni finché non risulterà negativo (conferma di due tamponi negativi a distanza di 24h)

Esito negativo:

  • ripete il tampone dopo 24 ore
  • se confermato il tampone negativo può rientrare in servizio

L’autorizzazione al rientro viene fornita nel caso specifico dal medico competente utilizzando apposita modulistica rilasciata al dipendente.

Fonte: Fondazione Irccs <<Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano>> – <>

Fonte: Ambiente&Sicurezza n.06 giugno 2020 pg. 40-41

Le linee guida anti-contagio per le piscine

Le linee guida anti-contagio per le piscine

Giugno 10, 2020

Durante la quarantena molti di noi hanno sentito la mancanza dell’attività fisica, soprattutto quella svolta negli impianti sportivi e piscine. La loro riapertura è stata più volte spostata anche per trovare le adeguate misure di prevenzione al contagio del virus. Quali sono queste nuove regole che determineranno la nostra vita sportiva nell’ambito specifico delle piscine? Vediamole assieme:

  • I gestori dovranno informare adeguatamente il proprio personale e i frequentatori dell’impianto sulle misure di prevenzione, e organizzare al meglio gli spazi per garantire un corretto distanziamento sociale;
  • Bisognerà privilegiare l’entrata negli impianti tramite prenotazione, e pianificare il più possibile ogni attività per evitare condizioni di assembramento;
  • Bisognerò riporre gli oggetti e gli indumenti personali dentro alla propria borsa, e questa dovrà essere posta nell’apposito armadietto. In caso il gestore dovrà mettere a disposizione dei sacchetti dove riporre i propri effetti personali;
  • Sarà impossibile al pubblico accedere alle tribune, organizzare eventi, partecipare a feste o manifestazioni nell’impianto;
  • Oltre al classico obbligo di utilizzo della cuffia e il mantenimento delle buone norme di comportamento (non sputare, soffiarsi il naso o urinare in vasca), prima di entrare in vasca si dovrà provvedere ad un’accurata doccia con sapone su tutto il corpo;
  • Le distanze da mantenere in vasca saranno di almeno 7 mq come superficie d’acqua a persona. Si dovrà anche mantenere 1 mt e mezzo di distanza per le persone sedute in sdraio o sul lettino che non sono appartenenti allo stesso nucleo familiare o non sono conviventi;
  • Tutti i locali frequentati, gli strumenti e le attrezzature utilizzate dovranno venire sottoposte a un’adeguata pulizia e sanificazione.

Oltre alle linee guida sopracitate, invitiamo a mantenere un atteggiamento di buon senso, ad esempio, cercando di non condividere i propri effetti personali, come borracce, fazzoletti o attrezzi. Cercare di arrivare già vestiti adeguatamente in loco per l’attività che si andrà a svolgere.

Approfondimento del “Decreto Rilancio” sulla Sorveglianza sanitaria

Approfondimento del “Decreto Rilancio” sulla Sorveglianza sanitaria

Maggio 28, 2020

Il nuovo “Decreto Rilancio” introduce misure urgenti per la salute, il sostegno alle politiche sociali, per il lavoro e per l’economia per far fronte all’emergenza data da COVID-19.

All’Art. 83 il Legislatore ha voluto evidenziare la necessità di inserire un focus sull’importanza, nei luoghi di lavoro, del Medico Competente. Per questo motivo, nel periodo di Emergenza Sanitaria COVID-19, estende a tutti i tipi di attività, a prescindere dal rischio lavorativo presente, la necessità della presenza del Medico Competente. Pur richiamando in questo modo una figura importante del D.Lgs. 81/08, lo stesso non avrà il compito di applicare quanto previsto dal D.Lgs. stesso, nello specifico gli artt. 25, 39, 40 e 41, dovrà essere a disposizione del Datore di Lavoro e dei Lavoratori al fine di supportare le scelte organizzative e rendersi disponibile per quei lavoratori che ne dovessero richiedere consulto.

A titolo informativo di seguito riportiamo quanto indicato dall’Art. 83 del D.L. Rilancio:

per lo svolgimento in sicurezza delle attività produttive e commerciali, la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente esposti a rischi di contagio in ragione di determinati fattori, derivanti anche da patologia COVID-19. Per quei datori per i quali non è previsto l’obbligo di nominare il medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria eccezionale – che ha origine dall’emergenza sanitaria COVID-19 – può essere richiesta dal datore ai servizi territoriali dell’INAIL che vi provvedono con i propri medici del lavoro solo per il periodo emergenziale. Viene statuito poi che l’inidoneità alla mansione non può in ogni caso giustificare il recesso del datore di lavoro dal contratto di lavoro”.

Nuove misure di sicurezza per le attività legate alla cura della persona​

Nuove misure di sicurezza per le attività legate alla cura della persona​

Maggio 20, 2020

In seguito all’emergenza da Coronavirus molte attività lavorative, tra cui quelle legate alla cura della persona, hanno dovuto adottare azioni e procedure contenitive che hanno portato, tra le altre cose, alla sospensione temporanea degli esercizi. La sospensione si è resa necessaria proprio a causa del modus operandi di queste attività professionali, che sono legate da un contatto stretto con il cliente.
Dopo la riapertura delle attività del 18 maggio, tutte le realtà interessate devono adottare le strategie di prevenzione indicate dal Documento tecnico su ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive del contagio da SARS-CoV-2 nel settore della cura della persona: servizi dei parrucchieri e di altri trattamenti estetici di Maggio 2020 dell’INAIL. Per quanto riguarda l’attività di parrucchieri e barbieri all’interno del documento sono suddivise:

  • Misure organizzative generali: quali ad esempio riorganizzazione del layout del locale con segnalazione delle zone di passaggio e delle zone di attesa, limitare il numero delle persone nel locale, garantire il distanziamento, in caso di prenotazione possibilmente specificare il tipo di trattamento richiesto;
  • Fasi di prenotazione, accoglienza e conclusione del servizio: ad esempio informare il cliente in fase di prenotazione circa la necessità di osservare alcune precauzioni prima di recarsi nel locale, ove possibile preferire il pagamento elettronico per evitare di manipolare denaro contante;
  • Fasi di svolgimento dell’attività: ad esempio in caso di taglio e acconciatura è necessario procedere al lavaggio dei capelli, fornire al cliente mantelle monouso o in caso di mantelle lavabili devono essere lavate a 60 °C per almeno 30 minuti

A differenza dei parrucchieri e barbieri, l’estetista lavora generalmente in ambienti separati e singoli e le prestazioni tipiche prevedono già misure di prevenzione del rischio di agenti biologici alla quale ci si deve attenere nello svolgimento della normale attività professionale; tra le misure di prevenzione si ricorda:

  • Durante i trattamenti estetici i pannelli della cabina dovranno rimanere chiusi;
  • Sono vietati l’uso della sauna e della vasca idromassaggio;
  • Al termine di ciascuna sessione vanno rimossi, con i guanti, tutti i materiali monouso utilizzati durante l’intero trattamento (pellicole, lenzuolini monouso, ecc.);
  • Pulire e disinfettare tutte le superfici della cabina estetica alla fine di ogni trattamento, utilizzando prodotti idroalcolici o a base di cloro secondo le indicazioni fornite dal Ministero della Salute e dal rapporto ISS Covid-19 n.19/2020;
  • Prima di far entrare il cliente successivo, bisogna far arieggiare i locali.

Sanzioni al datore di lavoro per mancata valutazione del rischio

Sanzioni al datore di lavoro per mancata valutazione del rischio

Maggio 13, 2020
Come è ormai chiaro a tutti il Coronavirus rappresenta un grosso rischio per la salute. Nei luoghi di lavoro questo pericolo rappresenta oggi uno degli elementi di approfondimento importanti, considerando che sino ad oggi nella valutazione dei rischi difficilmente l’analisi e la conseguente valutazione contemplava possibili epidemie, se non in limitate tipologie di Attività Aziendali. Oggi invece ci troviamo, da questo punto di vista, davanti a un cambiamento importante della visione della valutazione, perché ci si è resi conto che con il Covid 19 sarà necessario, applicando le logiche del D.Lgs. 81/08, in maniera specifica la definizione dell’Art. 28, indica che la valutazione del rischio deve riguardare tutti i rischi, considerando il Rischio Biologico in tutte le Attività lavorative. Tale obbligo oggi è stato avvalorato sia da INAIL che da due sentenze, che hanno stabilito che il contagio da Covid 19 è a tutti gli effetti da considerarsi come infortunio sul lavoro, se lo stesso avviene sul luogo di lavoro. È fondamentale che i Datori di Lavori siano consapevoli che questo cambiamento aumenta e non di poco le responsabilità, considerando che l’inosservanza di tale aspetto legislativo, quindi, come indicato dall’art. 271 del D.Lgs. 81/08, effettuare una valutazione specifica sul rischio biologico, potrebbe comportare l’applicazione dell’Art. 282 comma 1 del medesimo decreto e quindi il Datore di Lavoro è punibile con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro