Approfondimento sulle norme ISO 9001:2015

Approfondimento sulle norme ISO 9001:2015

Marzo 5, 2020

Con il termine ISO 9000 si identifica una serie di normative e linee guida sviluppate dall’Organizzazione Mondiale per la normazione (International Organization for Standardization) che definiscono i requisiti per la realizzazione, all’interno di un’organizzazione, di un sistema di gestione della qualità, con l’obiettivo di condurre i processi aziendali, migliorare l’efficacia e l’efficienza del prodotto e nell’erogazione del servizio, ottenere e incrementare la soddisfazione del cliente.

La norma ISO 9001Sistemi di gestione per la qualità – Requisiti” definisce i requisiti di un sistema di gestione per la qualità per un’organizzazione. I requisiti espressi sono di carattere generale e possono essere implementati da ogni tipo di organizzazione. La ISO 9001 è la normativa di riferimento per chi vuole sottoporre a controllo qualità il proprio processo produttivo in modo ciclico, partendo dalla definizione dei requisiti, espressi e no, dei clienti e arrivando fino al monitoraggio di tutto il percorso/processo produttivo.

Inserendo il tema della norma ISO 9001:2015 all’interno dello scenario attuale, considerando la minaccia derivante dalla diffusione del Coronavirus, le aziende soggette alla norma tecnica dovranno effettuare una Valutazione del Rischio, poiché la suddetta norma stabilisce le modalità di gestione del rapporto fornitore-cliente.

Ponendo l’esempio di un’organizzazione localizzata in un’area contagiata, è necessaria una valutazione del:

  • Pericolo: classificando l’area come focolaio di infezione da Coronavirus;
  • Rischio: impedimento alla fornitura dei clienti – successivamente verrà fatta una valutazione in base al metodo scelto (come ad esempio PxD – Probabilità e Gravità);
  • Contesto: in ambito commerciale-marketing;
  • Parti interessate: quali ad esempio clienti, fornitori, azionisti o proprietà, dipendenti, concorrenti in quanto potrebbero avere un’opportunità se collocati al di fuori dell’area critica.

Successivamente bisognerebbe analizzare le azioni intraprese e quelle da intraprendere, come ad esempio il monitoraggio dell’epidemia, in modo tale da permettere una tempestiva gestione del rischio.

Novità per l’aggiornamento del DVR

Novità per l’aggiornamento del DVR

Marzo 4, 2020

In seguito allo sviluppo dell’epidemia da Coronavirus, molti Datori di Lavoro si sono domandati se fosse necessario aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi, e nello specifico aggiornare il Rischio Biologico. Proveremo a fare un po’ di chiarezza.

Nella valutazione del rischio biologico viene analizzato il tipo di attività svolta e se questa espone o meno i lavoratori direttamente all’agente biologico. L’esposizione diretta, che possiamo definire professionale, è quella a cui sono soggetti tutti quei lavoratori che manipolano o fanno un uso deliberato degli agenti patogeni: ne sono un esempio i lavoratori che operano nelle strutture sanitarie o gli addetti dell’industria farmaceutica. A questi tipi di attività è richiesto l’aggiornamento del DVR.

Inoltre, l’Art. 271 del D.lgs 81/08 Comma 4 specifica che per tutte quelle attività citate a titolo esemplificativo nell’allegato Allegato XLIV, il Datore di Lavoro può prescindere dalle disposizioni di cui agli artt. 273, 274 commi 1 e 2, 275 comma 3, 279, qualora i risultati della valutazione dimostri che l’attuazione di tali misure non sia necessaria: esempio di tali attività è attività negli impianti delle acque reflue.

In sintesi, se non c’è uso deliberato o non si rientra tra le categorie presenti nel suddetto allegato, la Valutazione del Rischio non va aggiornata poiché il Nuovo Coronavirus COVID-19 va compreso tra i rischi di valenza sociale e non professionale, altrimenti sarebbe necessario aggiornare il DVR per ogni altra patologia ad esposizione sociale (come ad esempio l’influenza).

Lavoro agile: I benefici dello smart working

Lavoro agile: I benefici dello smart working

Marzo 3, 2020

Il lavoro agile è definito dal nostro ordinamento, all’interno della Legge n. 81/2017, come una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro, senza precisi vincoli d’orario, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa (Capo II Art. 18). È una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e di lavoro, e allo stesso tempo, favorire la crescita della produttività.

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, lo Smart Working produce un incremento della produttività del 15% per ogni lavoratore, che a livello Nazionale potrebbe comportare un ricavo di circa 13,7 miliardi di Euro di benefici complessivi. Per un lavoratore anche una sola giornata di Smart Working in una settimana, potrebbe far risparmiare in media 40 ore di spostamenti in un anno; oltre a un guadagno sia di tempo che di qualità della vita, grazie allo stress evitato durante il tragitto casa-lavoro, si verifica anche un guadagno in termini ambientali, in quanto si determinerebbe una riduzione di CO2 pari a 135 Kg in un anno.

Nell’ultimo periodo, a causa dell’epidemia da Coronavirus, il tema dello Smart Working è stato ripreso anche dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2020, il quale introduce una proroga del periodo di Smart Working preventivo, fino al 15 marzo 2020 per i Lavoratori residenti o domiciliati e Datori di Lavoro aventi sede legale o operativa nelle Regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria.

Quindi, oltre a essere una misura preventiva per evitare o comunque contenere il contagio di un’epidemia come quella da Coronavirus, può essere uno strumento utile per le attività lavorative che prevedono mansioni da ufficio, in quanto l’utilizzo dello stesso può comportare benefici:

  •  all’azienda, in termini di produttività oltre che di risparmio dal punto di vista energetico e gestionale
  • al lavoratore il quale vede ridursi lo stress causato dallo spostamento verso il luogo di lavoro (sia esso con mezzi pubblici o mezzo personale) e di conseguenza acquisisce più motivazione nei compiti da svolgere.

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 marzo 2020

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 marzo 2020

Marzo 2, 2020

Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1 Marzo 2020 sono state integrate alcune disposizioni al precedente Decreto Legge n. 6 del 23 febbraio 2020, tra le quali menzioniamo:

  • sospensione delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità, secondo le modalità e i limiti indicati con provvedimento del prefetto territorialmente competente, per tutti i comuni presenti nell’allegato 1 del suddetto decreto racchiusi nella cosiddetta “zona rossa” (art. 1 comma g);
  • sospensione dei servizi di trasporto di merci e di persone, terrestre, ferroviario, nelle acque interne e pubblico locale, anche non di linea, con esclusione del trasporto di beni di prima necessità e deperibili e fatte salve le eventuali deroghe previste dai prefetti territorialmente competenti (art.1 comma k);
  • sospensione delle attività lavorative per le imprese, ad esclusione di quelle che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità, ivi compresa l’attività veterinaria, nonché di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare ovvero in modalità a distanza. Il prefetto, d’intesa con le autorità competenti, può individuare specifiche misure finalizzate a garantire le attività necessarie per l’allevamento degli animali e la produzione di beni alimentari e le attività non differibili in quanto connesse al ciclo biologico di piante e animali (art.1 comma l);
  • sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti o domiciliati, anche di fatto, nel comune o nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano fuori da uno dei comuni di cui all’allegato 1 (art. 1 comma m);
  • il personale sanitario si attiene alle appropriate misure di prevenzione per la diffusione delle infezioni per via respiratoria previste dall’Organizzazione mondiale della sanità e applica le indicazioni per la sanificazione e la disinfezione degli ambienti previste dal Ministero della salute (art. 3 comma a);
  • le aziende di trasporto pubblico anche a lunga percorrenza adottano interventi straordinari di sanificazione dei mezzi (art. 3 comma e);

In sintesi, i comuni presenti nell’allegato 1 sono: Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione d’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini, Vò.

Tutte le disposizioni del suddetto decreto sono valide fino all’8 marzo.

Rischio biologico e il nuovo Coronavirus

Rischio biologico e il nuovo Coronavirus

Febbraio 26, 2020

Come ormai noto alla cronaca, i Coronavirus sono una famiglia di virus capaci di causare patologie che spaziano da quelle più lievi, come ad esempio raffreddore, a quelle più gravi, come ad esempio Sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Il nuovo Coronavirus (COVID-19) si trasmette a causa delle particelle derivanti dai sintomi del soggetto infettato (come ad esempio la saliva a causa della tosse o dello starnuto). Tra le misure di protezione è particolarmente indicata la cura dell’igiene personale (lavaggio delle mani in primis) oltre che l’utilizzo di fazzoletti monouso.

Questa piccola prefazione è stata fatta per introdurre quello che di norma viene molte volte sottovalutato nelle valutazioni del rischio, e cioè il rischio biologico; perché i Coronovirus, essendo dei virus rientrano come tali tra le categorie di agenti biologici potenzialmente patogeni per l’uomo, menzionati nel Titolo X del D.Lgs. 81/08, insieme a:

  • Batteri
  • Colture cellulari
  • Endoparassiti umani

 Il rischio biologico è spesso poco conosciuto e sottostimato in molti ambiti lavorativi. I fattori che possono favorire lo sviluppo degli agenti biologici possono essere:

  • Il tipo di attività
  • Il processo o la fase lavorativa;
  • Le materie utilizzate;
  • Il contatto con fluidi biologici umani o animali potenzialmente infetti;
  • La presenza di polvere;
  • La scarsa igiene;
  • Il cattivo funzionamento e la manutenzione degli impianti aeraulici;
  • La presenza e il numero di occupanti;
  • Il microclima;

Gli agenti biologici sono classificati in quattro distinti gruppi di rischio, sulla base delle caratteristiche di infettività, patogenicità, virulenza, trasmissibilità e neutrizzabilità.

Appartengono al gruppo I, gli agenti biologici che presentano poche probabilità di causare malattie considerati generalmente non potenzialmente pericolosi per l’uomo. Il gruppo II comprende gli agenti patogeni in grado di provocare malattie nell’uomo che costituiscono un rischio anche per i lavoratori, ma con ridotta probabilità di diffusione nell’ambiente. Al gruppo III appartengono gli agenti biologici in grado di provocare malattie all’uomo, con un’elevata capacità di infettare l’organismo ospite per i quali esistono efficaci forme di terapia o di prevenzione e profilassi. Fanno parte del gruppo IV i virus altamente infettivi che provocano malattie letali o altamente invalidanti, in grado di diffondersi per via aerea o di contagiare gli esseri umani provocando epidemie e pandemie, per i quali non sono attualmente note misure efficaci di prevenzione e cure.

Il lavoratore esposto al rischio biologico è ricompreso in diverse categorie e in funzione all’attività che può svolgere può entrare in contatto in maniera deliberata, potenziale o accidentale. L’esposizione deliberata è quella che prevede l’impiego intenzionale di agenti biologici, ne sono un esempio gli operatori che svolgono attività nei laboratori di microbiologia, di ricerca o nei laboratori di sintesi vaccinale. Le caratteristiche di questo tipo di attività consentono di effettuare una valutazione del rischio su dati noti e basandosi sulla conoscenza degli operatori riguardo le proprietà degli agenti impiegati. L’esposizione potenziale è quella che invece coinvolge, ad esempio, il personale sanitario  o quello impiegato nelle analisi cliniche di laboratorio, che potrebbe entrare in contatto con agenti biologici ignoti presenti all’interno di acque e materiali contaminanti, fluidi emoderivati o con pazienti potenzialmente infetti; la valutazione fatta in questo caso deve tenere conto del fatto che l’operatore non è consapevole delle caratteristiche dell’agente biologico e quindi le misure si devono basare su un esposizione possibile e non certa come nel primo caso. Infine l’esposizione accidentale è quella derivante da un evento non previsto; questa esposizione deve essere valutata nell’ipotesi delle gestione delle emergenze e potrebbe coinvolgere anche personale non specificamente istruito a gestire un rischio biologico.

Le aziende ove sia previsto l’impiego di agenti biologici con rischi per la popolazione, per l’ambiente e per gli operatori devono quindi adottare adeguate misure di prevenzione e protezione; in linea generale si tratta di:

  • Barriere di protezione primaria, intese come le misure rivolte a evitare l’esposizione dell’operatore professionale;
  • Barriere di protezione secondaria, intese come le misure necessarie a evitare la dispersione in ambiente dell’agente biologico, sia in condizioni di normale attività che durante le situazioni di emergenza.

COVID-19 e l’aggiornamento del DVR

COVID-19 e l’aggiornamento del DVR

Febbraio 25, 2020

In tema di prevenzione sui luoghi di lavoro, riguardo il Nuovo Coronavirus COVID-19 è importante provvedere all’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi, e nel dettaglio provvedere all’aggiornamento del rischio biologico. Con riferimento al D. Lgs. 81/08, si ricorda che il Datore di Lavoro ha la responsabilità di tutelare i lavoratori dal rischio biologico, in collaborazione con il Medico competente. Sarebbe inoltre opportuno adottare alcune misure di prevenzione e protezione come ad esempio dotare i lavoratori di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) quali guanti e mascherine, installare un erogatore di gel igienizzante e la pulizia di tutte le superfici di lavoro. Ulteriori misure di prevenzione possono essere prese per tutelare la salute dei lavoratori, come ad esempio, ove possibile, promuovere il lavoro da remoto (c.d smart working).

In caso di soggetto con sospetta infezione il datore di lavoro deve informare il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e il Medico competente, il quale è tenuto ad avvisare le autorità sanitaria locale. Infine il datore di lavoro è obbligato ad annullare ogni eventuale trasferta o transito nelle zone di rischio.