Il ruolo del lavoratore nello smart working

Il ruolo del lavoratore nello smart working

Aprile 9, 2020

Come esplicitato dall’art.19 della Legge n.81/2017, “l’accordo relativo alla modalità di lavoro agile è stipulato per iscritto, ai fini della regolarità amministrativa e della prova, e disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore.”

Il lavoratore è quindi tenuto al rispetto dei principi definiti dall’accordo e di conseguenza deve osservare:

  • Le modalità operative: nell’accordo vengono definiti i giorni in cui il lavoratore adotterà la modalità di Smart Working; inoltre nelle modalità operative vengono definite le disposizioni in caso di mancato utilizzo della modalità Smart Working (ad esempio, in caso di mancata fruizione non è possibile recuperare nelle settimane successive).
  • I tempi di lavoro: viene definito anche il tempo e la fascia di reperibilità che deve rispettare lo smart worker.
  • I luoghi di lavoro: il lavoratore è libero di scegliere qualsiasi luogo in cui svolgere la propria attività lavorativa, purché il tutto venga svolto in condizioni di riservatezza: difatti il lavoratore è tenuto a custodire i dati e le informazioni aziendali in suo possesso.
  • Gli strumenti di lavoro: nel caso il lavoratore venga dotato di ICT (strumenti e tecnologie di informazione e comunicazione) è tenuto alla tutela di tali strumenti e ad ogni eventuale accorgimento e/o cura al fine di evitare che altre persone possano interferire con la sua attività lavorativa e accedere a dati riservati (ad esempio “bloccando” il dispositivo in caso di allontanamento).

Resta inteso che, pur osservando i sopra indicati principi, valgono i termini e le condizioni stabilite nel contratto di lavoro sottoscritte ed accettate dal dipendente.

Smart Safety – la sicurezza cambia volto

Smart Safety – la sicurezza cambia volto

Aprile 6, 2020

In questo momento strano e difficile, il team Lomag non si è perso d’animo, utilizzando questo momento di stop per approfondire e cogliere tutte le sfaccettature di un tema, ormai noto a tutti lo “Smart Working”. È importante che durante questa modalità di lavoro, tutte le figure siano tutelate in termini di salute e sicurezza sul lavoro. Crediamo nel nostro settore e nell’importanza di lavorare in Sicurezza, in qualsiasi situazione. Il lavoro agile o Smart Working è una modalità di lavoro sempre più utilizzata, consiste nello svolgere la propria attività lavorativa all’esterno dell’ufficio, valutando – in relazione ad esso – i possibili rischi. Stiamo ultimando il nostro nuovo servizio di consulenza e formazione: SMART SAFETY.
Un servizio pensato appositamente per la tua aziende e i tuoi dipendenti che svolgeranno le proprie mansioni in modalità agile.
Perché è utili affidarsi a un consulente di sicurezza sul lavoro per affrontare questa nuova modalità di lavoro? Perché previene e informa il Datore di lavoro e i lavoratori sui rischi relativi al lavoro agile; tutela a distanza lo smart worker; aumenta e gestisce il livello di sicurezza aziendale e supporta nell’implementazione di misure migliorative per gli smart workers.

SMART SAFETY sottolinea ancora di più il nostro pay-off “La sicurezza a portata di mano” e la nostra mission “Diffondere la cultura della sicurezza in tutte le sue forme lavorative”.

Come creare un ufficio in casa

Come creare un ufficio in casa

Aprile 3, 2020

A causa dell’emergenza Coronavirus, molti lavoratori sono stati costretti ad adattarsi per poter svolgere il loro lavoro casa. Lavorare a casa comporta anche una certa organizzazione, tra cui la scelta di un luogo adatto dove poter lavorare in tranquillità, onde evitare quei piccoli “inconvenienti tecnici” che si possono trovare negli ambienti domestici, come ad esempio l’aspirapolvere durante una riunione, bambini che si rincorrono in casa giocando o infine il cagnolino che abbaia per ricevere attenzioni. L’ideale quindi, ove possibile, è dedicare una stanza alla funzione d’ufficio. Anche quando non è previsto dalla planimetria di casa, si può apportare qualche piccola modifica, trasformando il salotto o la sala da pranzo in un home-office arrangiato, magari spostando un tavolo o acquistando un paio di mensole e sedie online.

Per isolarsi dal rumore ci si può affidare a delle cuffie (meglio se con sistema di disattivazione del rumore incorporato) e avviare una playlist con musica rilassante di sottofondo. Molto importanti poi sono schermo e sedile; lo schermo deve essere posizionato all’altezza degli occhi e per verificare se la posizione è corretta si può fare un test con una webcam e controllare che l’immagine inquadrata sia il proprio volto. Fondamentale anche la scelta di una seduta comoda, magari rendendola più confortevole con qualche cuscino (ideali sono quelli da cucina, non troppo spessi); due o tre sovrapposti e riposizionati frequentemente, possono aiutare. Per la schiena invece il consiglio è di prendere qualche pausa, alzandosi di tanto in tanto e provando a fare qualche esercizio di stretching. Altra condizione indispensabile è l’illuminazione dell’ambiente. Per evitare riflessi, l’ideale è avere lo schermo rivolto contro una finestra, mai con la fonte di luce alle spalle.

7 Esercizi per chi lavora al computer

7 Esercizi per chi lavora al computer

Aprile 2, 2020

Il videoterminalista, inevitabilmente vista l’attività lavorativa che svolge è costretto ad assumere posizioni fisse per un certo periodo di tempo. Nonostante si debbano prendere eventuali accorgimenti per la propria postazione di lavoro, si tratta pur sempre di un’attività sedentaria. Ecco perché è importante svolgere durante la giornata degli esercizi che permettano di bilanciare e rilassare le tensioni muscolari accumulate.

Scarica i 7 semplici esercizi per il rilassamento muscolare che abbiamo raggruppato in questo documento:

Smart Working: Quali sono i vantaggi del lavoro agile?

Smart Working: Quali sono i vantaggi del lavoro agile?

Aprile 1, 2020

Molti di noi stanno utilizzando il metodo di lavoro in smart working, ma quanti ne sanno i vantaggi che questo comporta in azienda, agli stessi lavoratori e per l’ambiente? Ne avevamo parlato in questo articolo in maniera generica. Ora abbiamo creato un documento che descrive specificatamente tutti i punti di forza del lavoro agile.

Per scaricarlo

La normativa sul lavoro agile e i quesiti in materia di sicurezza sul lavoro

La normativa sul lavoro agile e i quesiti in materia di sicurezza sul lavoro

Marzo 31, 2020

Quello che sappiamo sullo Smart Working a livello normativo è dichiarato nella Legge del 22 maggio 2017 n.81, all’interno del quale vengono definite le caratteristiche del rapporto in regime di Smart Working.
Il testo di legge offre un quadro normativo di riferimento per il lavoro smart anche se si presenta come una “soft regulation” in quanto rimanda alla libera contrattazione tra aziende e dipendenti quasi tutti gli aspetti operativi, come per esempio quanti giorni alla settimana si può lavorare da remoto, gli orari, la durata, gli strumenti di lavoro e così via.
In Italia, l’utilizzo dello Smart Working risulta ancora poco diffuso, a differenza del resto d’Europa. Secondo dati Eurostat del 2018, l’11,6% dei lavoratori europei praticava Smart Working, a differenza dell’Italia dove la quota degli smart workers di fermava al 2%. Il confronto con altri paesi europei è piuttosto sconfortante se si pensa a paesi come la Svezia dove la percentuale degli smart workers risulta del 31%, o del Regno Unito (20,2 %) o della Francia (16,6%); tenendo conto che in Italia, i lavoratori dipendenti che potrebbero svolgere l’attività in regime di smart working, stabilmente o occasionalmente, sono circa 8 milioni.
In un’intervista a Il Sole 24 ore il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, sottolinea come “Il lavoro agile rappresenta un vero e proprio modello organizzativo per le aziende e necessita di strumenti gestionali diversi da quelli ordinari o emergenziali. Se da un lato sono evidenti i benefici per il dipendente che lavora da casa in termini di conciliazione vita privata e lavoro, dall’altro lato, l’adozione di questo modello implica da parte delle aziende uno sforzo organizzativo rilevante in termini d’investimento tecnologico: revisione dei processi di lavoro, formazione e valutazione dei dipendenti e soprattutto il superamento delle naturali diffidenze che possono sussistere da parte del management e degli stessi lavoratori”. De Luca conclude dicendo “ben vengano, dunque, in questo frangente provvedimenti d’urgenza volti a favorire il lavoro agile, ma è assolutamente necessario implementare questa modalità lavorativa con interventi più strutturali e mirati, volti ad incentivarne l’utilizzo e a risolvere alcune ambiguità normative, come quelle legate al tema della sicurezza, che ancora ne ostacolano la diffusione*.”
Un tema importante resta quello della salute e della sicurezza. Sono state previste alcune misure specifiche anche se non mancano le zone di incertezza. Il Datore di lavoro deve consegnare al dipendente e al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), con cadenza almeno annuale, un’informativa sui rischi generali e specifici connessi alla modalità di lavoro, e il dipendente deve cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore.
Tuttavia, esistono alcuni dubbi inerenti a questo tipo di modalità di lavoro, basta pensare alla tematica degli infortuni sul luogo di lavoro. Ad esempio, secondo gli esperti della materia, resta da chiarire se e quando il lavoratore in smart working debba essere risarcito se subisce un infortunio nello svolgimento delle sue mansioni ma in uno spazio non concordato (esempio classico, lavoro al pc o allo smartphone al bar oppure al parco). È molto probabile quindi che si andrà incontro a una fase di sperimentazione in cui troveranno spazi accordi per la copertura assicurativa sottoscritti tra le parti.


*Articolo di Giorgio Pogliotti “Gap con l’Europa colmabile solo con la rivoluzione organizzativa” de Il Sole 24 Ore, inserto “Smart Working” del 28/03/2020

Smart Working: Differenza tra lavoro agile e telelavoro

Smart Working: Differenza tra lavoro agile e telelavoro

Marzo 30, 2020

Lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di lavoro effettuata dai lavoratori dipendenti, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici, sia all’interno dei locali dell’impresa sia al di fuori dei locali della stessa, senza una postazione fissa e senza vincoli di orario. Questo tipo di modalità è regolamentata dalla Legge del 22 maggio 2017 n.81.

Il Telelavoro viene invece definito dall’Art.1 dell’Accordo Interconfederale del 2004 come “forma di organizzazione e/o di svolgimento del lavoro che si avvale delle tecnologie dell’informazione nell’ambito di un contratto o di un rapporto di lavoro, in cui l’attività lavorativa, che potrebbe anche essere svolta nei locali dell’impresa, viene regolarmente svolta al di fuori dei locali della stessa”.

 

Più propriamente, possiamo definire lo Smart Working come l’evoluzione del Telelavoro, poiché a differenza del secondo, non necessita di una postazione predeterminata dove svolgere la propria attività e di conseguenza il lavoratore agile può comodamente lavorare nella propria abitazione, oppure in un coffee bar o al parco. Inoltre, non presenta vincoli di orario e non necessita di un’ispezione del Datore di Lavoro per verificare il regolare svolgimento dell’attività lavorativa, tutti limiti imposti invece dal Telelavoro.

 

Il fine ultimo dello Smart Working è quello di guardare al profitto del prodotto, inteso come raggiungimento dell’obiettivo posto all’inizio dell’attività e per garantire questo si libera il lavoratore da tutti quei vincoli, logistici e organizzativi, previsti dal lavoro svolto in azienda e dal Telelavoro.

Vademecum per l’utilizzo delle mascherine

Vademecum per l’utilizzo delle mascherine

Marzo 26, 2020

In questa fase è facile imbattersi in qualche informazione sbagliata riguardo all’utilizzo dei D.P.I., come ad esempio per le mascherine. Condividiamo, quindi, il ”Vademecum per l’utilizzo delle mascherine” predisposto da un’agenzia formativa accreditata dalla Regione Piemonte, che contiene informazioni attendibili sull’utilizzo e su come sfruttare al meglio le citate mascherine.

Per scaricare l’opuscolo

Differenze tra pulizia, disinfezione e sanificazione

Differenze tra pulizia, disinfezione e sanificazione

Marzo 25, 2020

Per evitare l’esposizione agli agenti biologici, come citato nell’Art. 272 Comma 2 Lettera E del D.lgs 81/08, il datore di lavoro adotta misure igieniche per prevenire e ridurre al minimo la propagazione accidentale di un agente biologico al di fuori del luogo di lavoro.

In tal senso è utile spiegare la differenza che c’è tra pulizia, disinfezione e sanificazione. Il Decreto n.274/1997 definisce:

  • Pulizia: attività che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rimuovere polveri, materiale indesiderato o sporcizia da superfici, oggetti, ambienti confinati e aree di pertinenza;

  • Disinfezione: attività che riguardano il complesso dei procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti confinati e aree di pertinenza mediante la distruzione o inattivazione di microrganismi patogeni;

  • Sanificazione: attività che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o disinfezione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore.

Ogni superficie deve essere pulita dal punto di vista:

  • Fisico: assenza di sporco visibile

  • Chimico: assenza di residui di prodotti usati per la pulizia stessa

  • Microbiologico: riduzione a livello accettabile di numero e tipo di microrganismo, eliminazione completa di organismi patogeni

Di conseguenza un’accurata strategia di sanificazione deve prevedere una prima fase di detersione, nella quale avviene la rimozione dello sporco, e una seconda fase di disinfezione, nella quale vengono distrutti i microrganismi patogeni. La disinfezione sarà tanto più efficace quanto più accurata sarà la detersione.

Ecco quindi che possiamo illustrare una sintesi di un Protocollo di Sanificazione Ambientale:

  1. Prelavaggio: Rimozione dello sporco più evidente con azione meccanica (getti d’acqua <60 °C, spazzole, ecc.)

  2. Detersione: Rimozione dello sporco persistente con detergente e acqua calda (60-80 °C)

  3. Risciacquo intermedio: Allontanamento, con acqua fredda, del detergente e dello sporco

  4. Disinfezione: Mediante l’uso di un agente disinfettante, vengono eliminati i microrganismi patogeni e ridotta la carica microbica;

  5. Risciacquo finale: Acqua per eliminare ogni traccia di disinfettante

DPCM 22 marzo: le attività operative

DPCM 22 marzo: le attività operative

Marzo 24, 2020

In seguito al DPCM del 22 marzo 2020 (vedi news del 23/03/2020) sono state pubblicate le attività, con riferimento al codice ATECO 2007, che sono state ritenute essenziali per la comunità.

Il codice ATECO è una combinazione alfanumerica che identifica un’attività economica (per l’appunto è l’acronimo di ATtività ECOnomica).

Il Decreto autorizza quindi le attività che erogano i servizi di pubblica utilità o servizi essenziali; restano quindi operative, ad esempio, le attività della filiera alimentare (bevande e cibo), quella dei dispositivi medico-sanitari e dei prodotti farmaceutici. Restano inoltre aperte le attività funzionali a garantire la continuità delle filiere autorizzate, previa comunicazione del Prefetto di provincia ove l’attività è ubicata.

Resta infine da capire, in riferimento ad alcune ordinanze Regionali (vedi Ordinanza Regione Lombardia n.514 del 21/03/2020), quali disposizioni seguire; ne sono un esempio le attività degli Studi professionali, le quali non risultano escluse dall’Allegato 1 del suddetto Decreto, quindi di fatto operative, diversamente da quanto indicato nel Punto 11 dell’Ordinanza di Regione Lombardia che prevede “la chiusura delle attività degli studi professionali salvo quelle relative ai servizi indifferibili ed urgenti o sottoposti a termini di scadenza”.

È noto che ove previsto, deve essere attuato il lavoro da remoto (Smart Working). In caso contrario, le attività che necessitano di personale, in sede operativa, sono quelle considerate più essenziali o comunque funzionali alle attività predette.